Venezia

 

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Venezia, outsider da storia


Venezia: una città nella quale non bisogna andare alla ricerca di niente, si è semplicemente immersi nella sua bellezza e ogni passo raggiunge un’emozione. Anche ogni onda solcata mira dritto all’arte, visto che Venezia si rivela in tutta la sua unicità a bordo di gondole, traghetti, vaporetti e motoscafi.



Soprattutto lungo il Canal Grande, che percorre il cuore del capoluogo veneto per quattro chilometri descrivendo una vasta “S” rovesciata sulle cui sponde si affacciano i circa cento palazzi edificati nell’arco di cinquecento anni. Ed è appena dopo l’arcata del cinquecentesco Ponte di Rialto, quando il Canal Grande svolta bruscamente, che la scena, se possibile, diventa ancor più maestosa con il susseguirsi dei profili di Palazzo Barzizza, Palazzo Mocenigo, Palazzo Giustinian, Ca’ Foscari, Palazzo Grassi e Ca’ Rezzonico. E che dire di San Marco?


Superba sintesi di mille anni di storia della Serenissima, piazza San Marco – l’unica a chiamarsi piazza a Venezia, le altre si chiamano tutte “campo” – rivela un carattere unico scaturito dalla bellezza degli edifici che la costeggiano e dall’eleganza dei particolari architettonici che la drappeggiano. Icona nell’icona è la basilica di San Marco, un prodigioso omaggio a Bisanzio, eretta dopo secoli di scambi con l’Impero d’Oriente. Nell’829 venne iniziata la sua edificazione per accogliere le spoglie dell’evangelista S. Marco e questo tempio dedicato al nuovo patrono della città sostituì quello di S. Teodoro, primo patrono di Venezia. Ispirate a S. Sofia d’Istanbul, le cinque cupole innalzate dal 1060 diedero l’aspetto definitivo alla basilica. Il piano superiore della facciata è costituito da una terrazza dalla quale il doge assisteva alle cerimonie che si svolgevano nella piazza sottostante mentre al centro ci sono le copie dei famosi quattro cavalli in bronzo dorato  - gli originali sono conservati nel museo annesso per preservarli dal processo di degrado – e impareggiabili sono gli interni: oltre 4.000 metri quadrati di mosaici e opere di oreficeria.

E Venezia non è “solo” San Marco, o la malia della laguna: esiste, per esempio, anche una Venezia fortificata che pochi conoscono: dell’antichissimo complesso sistema difensivo sopravvivono alcune fortificazioni, molte delle quali “convertite” alla cultura. Forte Marghera, per esempio, a pianta stellata, il più antico e anche il più imponente.

Da qui si prosegue per Forte Manin per arrivare a Forte Bazzera, dove si trovano le polveriere rimaste dalla prima guerra mondiale. Fra scavi archeologici, foci di fiumi e torri di avvistamento si giunge a Forte Carpenedo, che presenta - perfettamente ricostruiti - gli ambienti militari di fine Ottocento, scuderie incluse.



 Un altro itinerario alternativo muove dal ghetto ebraico e si inoltra sino a campo Sant’Alvise e all’omonima chiesa i cui interni sono impreziositi da dipinti del Tiepolo e prosegue sino a S. Giacomo dell’Orio, uno fra i luoghi di culto più antichi della città. “L’ingresso” principale del Ghetto è su Cannaregio, uno dei sestieri insieme a S. Marco, Dorsoduro, S. Croce, S. Polo e Castello. Uno sguardo alla storia: il 29 marzo 1516 venne costruito a Venezia il quartiere per la comunità ebraica su un sito sul quale c’era una fonderia in cui si eseguiva l’operazione del “getto”, ossia della colata del metallo. Da qui deriva il nome del quartiere: il primo ghetto della storia è stato coniato a Venezia.


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Luciana Francesca Rebonato

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