Roma

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Roma, capolavoro Capitale 

Su Roma è stato detto tutto, quel “tutto” che costella il web e stipa le biblioteche del mondo. Cosa aggiungere? Forse commentare luoghi rievocando il passato ma mordendo spesso il presente, per leggere una Roma superba e anche umana, ricca di fermenti e protesa all’avvenire.



Una Roma da scoprire affidandosi alla casualità, con il proposito di visitare un museo o vedere un monumento famoso e invece fermarsi per strada davanti ad antiche rovine, poi riprendere il percorso ed ecco che è un palazzo, ad attirare l’attenzione. In quest’ottica la maniera migliore di visitare Roma sarebbe quella suggerita da Stendhal, “Sans songer au devoir le voir”, ovvero passeggiare spensierati.

Il Campidoglio è la più completa antologia di storia che si possa trovare in un così “breve” volume: mura massicce, basamenti di templi antichissimi, spigoli e sproni medievali, sontuosità rinascimentali e preziosità settecentesche. E poi, ovunque si levino gli occhi, pietre con nomi di imperatori, stemmi di patrizi e triregni di pontefici su iscrizioni commemorativi, lì resi augustamente eterni. È splendida la vista sul Foro Romano dal Campidoglio con gli archi di Settimio Severo e di Tito e in questa visione dell’antica urbe - con ville patrizie e orti di conventi - il verde non manca, anzi, e anche oggi numerose “macchie verdi” non sono poi così rare nell’avana chiaro delle aree cittadine: da Porta San Sebastiano alle Terme di Caracalla, per esempio, c’è la passeggiata archeologica.

E a proposito di porte, quella più famosa è Porta Pinciano - posta tra l’ingresso di Villa Borghese e Via Veneto - che segna il confine di quella che si può chiamare la “città dei negozi griffati” e dei locali cult. Scendiamo poi verso Porta del Popolo, lungo via del Muro Torto, quasi un arco di trionfo, poi ancora andiamo a Porta Pia, progettata da Michelangelo, infine a Porta S. Paolo, con i due imponenti torrioni merlati, coevi di Aureliano e Onofrio, che la custodiscono. I quattro “fiumi” principali di Roma sulle cui rive si agglomera la città interna alle mura? Piazza dell’Esedra, via Nazionale, via Veneto e via Condotti. Sempre in onore al presente mondano si devono citare le strade che si irradiano da piazza di Spagna, da cui parte via del Babuino, alla quale corre parallela via Margutta. Il Corso, infine, è la via principale di Roma: certo, ci sono altri corsi, ma questo è quello per antonomasia, un rettilineo di circa un chilometro che unisce piazza del Popolo a piazza Venezia, dove dal XV alla fine del XIX secolo si tenevano corse di cavalli, da cui il nome che gli deriva.



E il Colosseo, in tutto questo? È l’esatta proiezione di Roma: accanto a vestigia quasi intatte, il labirinto della platea e delle cavee, lo spezzarsi del cerchio contro il cielo e contro le amputazioni del tempo. E straordinaria è la malìa di queste pietre, intrise di un’inviolabile solitudine, quando i visitatori se ne vanno via. Il Colosseo ha un “rivale”: San Pietro. Non una rivalità tra potestà laica o confessionale, e nemmeno per primato di magnificenza, visto che i due sono imparagonabili. Tutto quello che può opporre San Pietro al Colosseo è di essere… “vivente”. Non si dovrebbe lasciare Roma senza aver compiuto l’ascensione alla cupola, dall’inenarrabile panorama che si presenta allo sguardo dalla balconata circolare sopra la “lanterna”, con lo strapiombo delle curve sopra le cupole. Più in basso ecco le maestose e spettacolari piazze di Roma che costellano la città e quasi tutte impreziosite da una fontana. 


Lungo, quindi, l’elenco delle fontane da visitare, capitanato dalla Fontana di Trevi seguita dalla Fontana dei Quattro Fiumi, dalla Fontana del Tritone, dalla Fontana delle Naiadi e dalla Fontana della Barcaccia. E dello Stato della Città del Vaticano che dire? Le sale dei suoi musei racchiudono l’immutabile splendore di tesori sopravissuti al tempo e le testimonianze di un passato che ha visto nella bellezza artistica una sorta di celebrazione liturgica.

 


Luciana Francesca Rebonato

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